Sedute di musicoterapia per il trattamento del morbo di Alzheimer

Sedute di musicoterapia per il trattamento del morbo di Alzheimer

Morbo di Alzheimer

Il morbo di Alzheimer, è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante con esordio prevalentemente senile.

A livello neurologico macroscopico, la malattia è caratterizzata da una diminuzione nel peso e nel volume del cervello, dovuta ad atrofia corticale, visibile anche in un allargamento dei solchi e corrispondente appiattimento delle circonvoluzioni.

A livello microscopico e cellulare, sono riscontrabili depauperamento neuronale, placche senili (dette anche placche amiloidi), ammassi neurofibrillari, angiopatia congofila (amiloidea).

Il decorso della malattia può essere diverso, nei tempi e nelle modalità sintomatologiche, per ogni singolo paziente; esistono comunque una serie di sintomi comuni, che si trovano frequentemente associati nelle varie fasi con cui, clinicamente, si suddivide per convenzione il decorso della malattia. A una prima fase lieve, fa seguito la fase intermedia, e quindi la fase avanzata/severa; il tempo di permanenza in ciascuna di queste fasi è variabile da soggetto a soggetto, e può in certi casi durare anche diversi anni.

La malattia viene spesso anticipata dal cosiddetto mild cognitive impairment (MCI), un leggero calo di prestazioni in diverse funzioni cognitive in particolare legate alla memoria, all’orientamento o alle capacità verbali. Tale calo cognitivo, che è comunque frequente nella popolazione anziana, non è necessariamente indicativo di demenza incipiente, può in alcuni casi essere seguito dall’avvio delle fasi iniziali dell’Alzheimer.

La malattia si manifesta spesso inizialmente come demenza caratterizzata da amnesia progressiva e altri deficit cognitivi. Il deficit di memoria è prima circoscritto a sporadici episodi nella vita quotidiana, ovvero disturbi di quella che viene chiamata on-going memory (ricordarsi cosa si è mangiato a pranzo, cosa si è fatto durante il giorno) e della memoria prospettica (che riguarda l’organizzazione del futuro prossimo, come ricordarsi di andare a un appuntamento); poi man mano il deficit aumenta e la perdita della memoria arriva a colpire anche la memoria episodica retrograda (riguardante fatti della propria vita o eventi pubblici del passato) e la memoria semantica (le conoscenze acquisite), mentre la memoria procedurale (che riguarda l’esecuzione automatica di azioni) viene relativamente risparmiata fino alle fasi intermedio-avanzate della malattia.

A partire dalle fasi lievi e intermedie possono poi manifestarsi crescenti difficoltà di produzione del linguaggio, con incapacità nella definizione di nomi di persone od oggetti, e frustranti tentativi di “trovare le parole”, seguiti poi nelle fasi più avanzate da disorganizzazione nella produzione di frasi e uso sovente scorretto del linguaggio (confusione sui significati delle parole, ecc.). Sempre nelle fasi lievi-intermedie, la pianificazione e gestione di compiti complessi (gestione di documenti, attività lavorative di concetto, gestione del denaro, guida dell’automobile, cucinare, ecc.) cominciano a diventare progressivamente più impegnative e difficili, fino a richiedere assistenza continuativa o divenire impossibili.

Nelle fasi intermedie e avanzate, inoltre, possono manifestarsi problematiche comportamentali (vagabondaggio, coazione a ripetere movimenti o azioni, reazioni comportamentali incoerenti) o psichiatriche (confusione, ansia, depressione, e occasionalmente deliri e allucinazioni). Il disorientamento nello spazio, nel tempo o nella persona (ovvero la mancata o confusa consapevolezza di dove si è situati nel tempo, nei luoghi e/o nelle identità personali, proprie o di altri – comprese le difficoltà di riconoscimento degli altri significativi) è sintomo frequente a partire dalle fasi intermedie-avanzate. In tali fasi si aggiungono difficoltà progressive anche nella cura della persona (lavarsi, vestirsi, assumere farmaci, ecc.).

Ai deficit cognitivi e comportamentali, nelle fasi più avanzate si aggiungono infine complicanze mediche internistiche, che portano a una compromissione progressiva della salute. Una persona colpita dal morbo può vivere anche una decina di anni dopo la diagnosi clinica di malattia conclamata.

Come sottolineato, col progredire della malattia le persone non solo presentano deficit di memoria, ma risultano deficitarie nelle funzioni strumentali mediate dalla corteccia associativa, e possono pertanto presentare afasia e aprassia, fino a presentare disturbi neurologici e poi internistici; pertanto i pazienti, nelle fasi intermedie e avanzate, necessitano di continua assistenza personale (solitamente erogata da familiari e badanti, i cosiddetti caregiver, che sono a loro volta sottoposti ai forti stress tipici di chi assiste i malati di Alzheimer).

Musicoterapia e Morbo di Alzheimer

Gli obiettivi specifici del progetto toccano vari ambiti: relazionali, legati alle abilità motorie e cognitive, i ricordi, le  emozioni, la creatività. L’attività di musicoterapia per pazienti con Alzheimer è una attività di gruppo, pertanto, come primo obiettivo si pone quello di creare un momento di socializzazione piacevole, di scambio e valorizzante delle singole individualità per i tutti i partecipanti.

In base alle potenzialità del gruppo, si struttureranno dei momenti di esercizi-gioco dove la musica (ascoltata o suonata) avrà come scopo quello di stimolare le abilità motorie e le abilità cognitive, sempre badando a non creare situazioni di
possibile frustrazione per i pazienti. Il principio alla base è quello della convibrazione, che stabilisce un contatto empatico tra individui, a prescindere dalle capacità, e teso alla costruzione di un momento sonoro-musicale armonico, da  contrapporsi alla frammentarietà, alla disintegrazione che vive la persona con Alzheimer.

In particolare, a questo riguardo, vengono soprattutto stimolate:
– la sintonizzazione sul piano temporale – ritmico – dinamico
– la precisione e la fedeltà nei tempi di risposta
– la creatività nella produzione di nuovi messaggi
– la flessibilità e la capacità di adattamento al cambiamento

L’ascolto di musiche e canzoni proposte ove possibile dai partecipanti e/o in alternativa dal conduttore, dai familiari o dal personale medico-sanitario, è uno degli strumenti più potenti per far (ri)emergere emozioni e ricordi. L’obiettivo di questa  pratica è quello di stabilire una connessione con la parte più intima dei pazienti, superando il blocco spesso impenetrabile dovuto al deterioramento cognitivo e verbale causato dalla malattia. Attraverso la rivisitazione e la riappropriazione dei ricordi, è possibile rivalutare il presente.

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Operiamo in tutta Italia: Trentino-alto adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Valle d’ Aosta, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Sardegna, Calabria, Sicilia. Per informazioni, potete contattarci alla mail
segreteria@laboratorimusicali.org

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