I miei maestri | Antonio Sacchi

In questi mesi ho cercato di andare alla ricerca delle mie origini. O meglio, ho cercato di trovare nelle persone con cui sono entrato in contatto negli anni, gli insegnamenti che mi hanno dato. Questa cosa mi sta piacendo tanto, perchè è un modo per ricordare e ricercare le origini di chi si è diventati nel presente, e gettare le basi per nuovi futuri possibili. In questo percorso ho cercato di seguire un filo temporale, ma ho dimenticato una delle esperienze formative più importanti per me. La verità è che sono rimbambito e me ne sono dimenticato, ma ho anche inventato delle buone scuse per far sembrare il tutto volontario . La migliore è che proprio in questi giorni si sta svolgendo la 39° edizione de “il Tempo della Storia”, un tempo noto come “Testimoni e Protagonisti”. Questo concorso, che mette in palio ogni anno un viaggio per una quarantina, cinquantina di studenti degli ultimi due anni delle superiori della provincia di Pavia, era uno dei sogni proibiti di molti dei miei coetanei. Praticamente, facevi una seconda gita durante l’anno, e che gita! Il concorso era imperniato sulla storia del ‘900. C’erano delle conferenze da seguire al liceo Copernico, tenute da docenti universitari e, sostanzialmente, da studiare tutta la storia del ‘900 senza se e senza ma. A me la storia piaceva (alla maturità l’anno seguente credo di essere stato l’unico in Italia ad aver fatto il tema di storia: il concilio vaticano II), e mi piace tuttora e presi quindi la cosa seriamente.

L’esame

L’esame consisteva in uno scritto e in un orale. La prova scritta la facemmo al Volta. C’era un’enormità di persone. Davvero. Il titolo del tema era lungo mezzo foglio protocollo, ma sostanzialmente lo potevano riassumere con: tutto. Invece suonava come qualcosa del tipo “dalle cause della prima guerra mondiale, alle conseguenze della seconda”. Tutto. E io scrissi tutto. Forse 4 fogli protocollo o giù di lì. Mi venne il segno della penna sul dito, ma andai a casa soddisfatto. Ricordo che Stafforini, lo Staffo, scrisse 10 fogli protocollo. Dopo qualche settimana arrivò a casa il risultato: promosso. Entusiasmo alle stelle. Per l’orale c’era da preparare altro materiale, sul cinema, sulla letteratura, e altro ancora…oltre ovviamente a tutto il resto, però più nel dettaglio. Così feci. Mi ricordo che arrivai nella sala del consiglio provinciale. C’era il mosaico con la frase di Bella Ciao. Mi parve un buon segno. In realtà non feci un grandissimo orale. Ciccai una risposta sul PCI in relazione ai fatti di Ungheria e di Praga. Però dai, sfido a prendere 100 17enni e vedere quanti vi risponderanno correttamente! Dopo qualche giorno arrivò l’esito: vincitore del concorso. Vincitore del concorso! Chiamai il mio amico Deca, che aveva scommesso che non sarei passato, ne allo scritto ne all’orale, e mi bullai con lui.

Partenza

Al concorso partecipavano studenti di tutta la provincia di Pavia. Chiaramente i vincitori che conoscevo non erano molti: con qualcuno ci si conosceva di vista, molti altri erano del tutto sconosciuti. Partimmo. Detto in tutta sincerità le tappe del viaggio non le ricordo perfettamente. Molte si sovrappongono con le gite delle superiori che ho fatto e con il viaggio dell’anno successivo (di cui parlerò dopo), e comunque sono passati 20 anni.

Ricordo però benissimo il clima che si respirava. Intanto eravamo tutti entusiasti di andare in “gita”, tutto pagato, alberghi 4 stelle. Poi eravamo tutti evidentemente appassionati alla storia, e questo era già molto. E poi c’era Antonio. Antonio Sacchi era il promotore e il vero motore dell’iniziativa. Il responsabile ultimo. Insomma, era lui che teneva le fila del discorso. Mi ricordo il suo modo di trattarci: da adulti. Da uomini e donne, non da ragazzini quali, in fondo, eravamo. Rimasi affascinato da Antonio. Un uomo di cultura e di carisma. Un uomo fine, con la battuta pronta e pronto ad ascoltare e a confrontarsi con tutti i ragazzi che ogni anno affollavano il pullman.

Il pullman

Il pullman in gita è importante. Quel pullman era qualcosa di incredibilmente interessante. Pensate a 50 ragazzi che fanno amicizia, che sono insieme 24 ore su 24 per una settimana. Sul pullman poi c’erano delle piccole lezioni, degli spunti che Antonio ci dava in base alle tappe che facevamo, e sopratutto c’era Bettino. Bettino era l’accompagnatore storico del viaggio. Era un uomo semplice, ma di una simpatia trascinante. Bettino e Antonio facevano coppia fissa, ed era un piacere vederli insieme. Dal di fuori, non avrei saputo dire cosa li accomunasse, eppure erano in sintonia perfetta. E forse la cosa che più li accomunava era la cosa più evidente di tutte: l’umanità. Bettino era un monumento, che ricordo con grandissimo affetto. Quando seppi della sua dipartita qualche anno dopo, me ne dispiacqui parecchio.

Il viaggio

Facemmo diverse tappe, ma quella che mi impressiono’ maggiormente fu la visita al campo di concentramento di Dachau. Era la prima volta che entravo in un campo di concentramento (in seguito visitai Mauthausen e fu ancora peggio). Vedere con i miei occhi l’orrore mi fece fare un passo in avanti nell’essere adulto. O meglio, per certi versi pose fine al mio essere bambino. Nelle mia testa riecheggiavano e riecheggiano tuttora le parole di Antonio che sul pullman ci aveva parlato della banalità del male e del fatto che tutto quell’orrore fosse stato perpetrato da uomini contro altri uomini, e non da mostri alieni.

Visitammo anche Norimberga, e l’arena dove Hitler teneva i comizi durante quegli incredibili raduni. Ci piazzammo tutti sul podio dal quale parlava, testimonianza che anche il più feroce dittatore europeo aveva dovuto cedere il passo.

Visitammo Berlino, il muro, checkpoint Charlie, simbolo tra i simboli di una città che per decenni ha subito giochi molto più grandi di lei e che faticosamente cercava di trovare, a una dozzina d’anni dall’unificazione, la sua vera dimensione. Visitammo il parlamento, dove molto era cominciato e molto era finito.

I compagni di viaggio

Come dicevo, non conoscevo molti dei vincitori. C’era Matteo, che forse era quello che conoscevo meglio. C’era Simone, con cui poi in seguito avrei anche suonato. Conobbi poi tante e tante persone fuori dall’ordinario. Benni, Cristina e tanti altri ancora di cui purtroppo ho perso le tracce perchè sono rimbambito, come già detto, ma che tengo comunque nel cuore. Fu una avventura davvero emozionante e piena di significati. Bellissima. Emozionante sotto tutti i punti di vista.

L’anno dopo

I vincitori dell’anno precedente si organizzavano poi per prendere le presenze alle conferenze dell’anno successivo. Tra i partecipanti a questa raccolta firme, ne venivano sorteggiati 3 che partecipavano in qualità di accompagnatori al viaggio. Con gran botta di fortuna, fui sorteggiato tra gli accompagnatori. Fantastico. Fu un viaggio travagliato per me perchè ebbi la febbre tutto il viaggio. Ma anche qui i significati furono molti così come gli amici conosciuti. Andrea, Silvia e tanti altri. Ma non era la stessa cosa. Il mio primo viaggio fu IL viaggio. Quello che mi ero sudato.

Cosa ho imparato

Intanto Antonio è una di quelle persone la cui sola presenza trasmette cultura e invita silenziosamente ad acculturarsi. In secondo luogo mi ha dimostrato che la vera grandezza, quella dell’animo, la si dimostra “abbassandosi” e di confrontandosi anche con chi è più giovane e inesperto, o meno colto e raffinato, Antonio mi ha trattato da uomo, non da bambino o da ragazzino, ed è stato forse il primo a farlo, e di questo lo ringrazio.

Ho anche imparato è che la storia è una cosa viva. Vive nei luoghi, vive nelle persone e vive nel suo continuo mutare e ripresentarsi. Ma tutto questo non è scontato. È il frutto del costante impegno di persone come Antonio, che della educazione civica dei giovani hanno fatto una piccola grande missione personale. Antonio poi mi ha dimostrato cosa significhi credere nei giovani e valorizzarne il potenziale, trattandoli come adulti e dando loro fiducia nella ricerca della propria identità. Ponendo domande, più che suggerendo risposte. È facile in questi casi scambiare tutto questo con una sorta di facile indottrinamento politico. Antonio per contro ci ha invitato a riflessioni difficili e a trarre le nostre conclusioni, dandoci gli strumenti per affrontare grandi questioni. Quando conduco i miei gruppi cerco sempre di tenere a mente questo insegnamento. Porre domande, dare strumenti, non dare risposte. Buon viaggio a tutti!