I miei maestri di musica | Prof Ugo Nastrucci

Mentre cominciava con scarsi risultati la mia avventura con il flauto traverso, una seconda avventura era cominciata : i temibili ed inesplorati 4 anni di teoria e solfeggio. Tutti i bambini, ragazzi ed adulti che iniziavano a frequentare i corsi di strumento, venivano automaticamente iscritti anche a questo corso. O almeno così mi disse mia madre. Io, bambino, ero in classe con gente di 20 30 40 anni. Il prof era Ugo Nastrucci. Le classi di teoria e solfeggio erano moltissime, e si sentivano storie di professori davvero allucinanti. Io mi sento un privilegiato.

Gente che di musica ne sa

Quando andavo a lezione non era solo quello che mi veniva insegnato ad affascinarmi, ma era più quello che non ci veniva detto, quello che si intuiva ci fosse dentro quell’uomo che a noi parlava di interi, mentre lui in testa aveva delle cose complicatissime che non ricordo nemmeno più che forma abbiano. Come quando entri in un grattacielo. Entri sempre da una porta, come entrassi in casa tua, però lo sai che sopra di te ci sono decine e decine di piani. Ecco, io ero affascinato da tutto quel sapere.

Le piccole cose

Avete mai provato a percuotere un termosifone o una sedia o perché no la cattedra con una biro? Che suono fa? Ecco, se chiedete al prof Nastrucci vi dice la nota esatta. Ma mica cercandola al pianoforte, ve la dice al volo. Una volta ricordo che percuotendo il termosifone disse che quello non era esattamente mi bemolle. Era un po’ calante. Qualche comma sotto. Era vero. Magia.

Una delle sue più gravi colpe direbbe mia moglie è quella di avermi insegnato a tamburellare con le dita. Annunciava numeri a caso, 7 contro 13, 9 contro 5, e intanto che con una mano faceva 7 colpi, con l’altra nello stesso tempo ne faceva 13. Io chiaramente non lo so fare, ma il tamburellare mi è rimasto.

Se 4 anni vi sembrano tanti..

Il prof Nastrucci insegnava una miriade di cose. Liuto, armonia, composizione… Lo studio della musica, e chi l’ha studiata lo sa, è secondo me equiparabile e forse supera a livello di impegno, anche le facoltà universitarie più difficili e lunghe. Molto formativi sono stati per me i racconti degli esami sostenuti dal Prof. Nastrucci. Uno in particolare, quello di composizione (10 anni di corso), dove raccontava di essere stato chiuso in un’aula per 2 giorni, con la brandina e il pianoforte, con il custode che veniva ad aprire la porta per andare in bagno e a portare qualcosa da mangiare. Giorno e notte. Ecco, la musica a certi livelli richiede lo stesso tipo di allenamento e di abnegazione che solo gli atleti alle olimpiadi possono raggiungere. Il prof. Nastrucci mi ha trasmesso questo rispetto, oserei dire sacro, per l’impegno nella musica.

Dopo l’esame finale

L’esame finale non si faceva a Pavia. Si faceva da privatisti in altro conservatorio. Io andai a Parma insieme ad altri 20 compagni. A giugno passammo l’esame in 2. 2 su 20, una carneficina. Molti altri lo passarono a settembre. Col prof. Nastrucci per qualche anno, per non dire decennio, non ci siamo più visti se non occasionalmente.

Qualche anno fa però mi venne in mente di organizzare una cosa. Come ebbe a definirla lui in seguito “il più bel casino musical-popolare che si potesse immaginare. Una allegra bolgia di ritmi, canti, danze in cui non c’erano artisti e pubblico, ma un’unica moltitudine festante multietnica, colorata, bellissima”. Detta in altre parole stavo organizzando un concerto del gruppo di musicoterapia dei centri diurni di salute mentale della Casa del Giovane di Pavia, le Mille e una Nota, che tuttora ho il piacere di condurre. Quell’anno volevamo regalare al pubblico un’esperienza che fosse più di un concerto dove noi suonavamo e loro ascoltavano, ma volevamo portare dei ritmi e delle suggestioni musicali che il pubblico potesse raccogliere partecipando. Inoltre avevamo chiesto aiuto a diversi professionisti della musica, della danza, del teatro, del disegno, che venissero in nostro aiuto ad arricchire le nostre performance con la loro professionalità.

Finale a sorpresa: alunni di diverse scuole di Pavia (Casorati e Cairoli), più uomini e donne di buona volontà, tutti insieme a suonare e cantare l’inno alla gioia. Se per il resto, in qualche modo me la sarei potuta cavare, per questo avevo bisogno di persone decisamente più competenti di me. Allora mi sono rivolto a due miei ex professori: il prof Paolo Bergamaschi, per curare l’arrangiamento dell’Inno alla gioia (e d’altra parte inconsapevolmente se l’era cercata: me l’aveva insegnata lui alle scuole medie!!!) e il prof Nastrucci per dirigere l’orchestra. Tanti altri prof hanno collaborato a questa iniziativa, il cui video trovate qui. Fu davvero una bella serata. E a tutt’oggi, il complimento del prof Nastrucci (il più bel casino musical-popolare che si potesse immaginare) rimane il complimento più bello che mi sia mai stato fatto!

Il prof Nastrucci

Il prof Nastrucci, si è intuito, è un numero 1. Intanto è l’unica persona che conosco dal vivo che ha una voce su wikipedia EN. Il suo curriculum però l’ho trovato sul sito del Vittadini, anche se immagino sia molto molto più lungo ed articolato.

Ugo Nastrucci