I miei maestri | L’università

Una volta terminate le superiori, decisi di iscrivermi all’Università. Volevo fare cooperazione internazionale o storia. Storia a Pavia non c’era, così mi iscrissi a….Scienze della comunicazione interculturale e multimediale. All’epoca (2002 se non sbaglio), internet iniziava ad entrare prepotentemente nelle nostre vite e il campo della comunicazione sembrava potesse essere quello dove trovare facilmente lavoro. E poi, a me, piaceva il computer. Mi è sempre piaciuto (il primo computer in casa l’abbiamo avuto quando io avevo 4 anni, e imparai da solo ad usarlo). Quindi, con queste “buone” argomentazioni, mia madre mi convinse a non seguire la mia voglia di fare cooperazione internazionale.

Il test d’ingresso

Per entrare al CIM (comunicazione interculturale e multimediale), bisognava fare il test di ingresso. 180 posti per circa 600 candidati. Una fiumana insomma. A me i test sono sempre piaciuti, mi piace l’enigmistica, mi piace la logica, insomma, mi sentivo preparato. Arrivai 4°, un trionfo. Con queste buone premesse iniziai il mio percorso in università.

CIM

Quando facevo io CIM era ancora una fase un po’ sperimentale. Era una interfacoltà che prendeva professori e corsi direttamente dalle facoltà interessate, ma il programma era molto poco tagliato sulla comunicazione. Facevamo gli esami di giurisprudenza quasi come quelli di giurisprudenza, gli esami di economia quasi come quelli di economia, ecc ecc. Tutto quasi, e niente per davvero. Negli anni poi le cose so che da questo punto di vista sono andate migliorando.

I primi esami.

I primi esami non si scordano mai, o almeno io me li ricordo. Più che i primi esami, mi ricordo i primi corsi.

Sociologia, con il prof. Cavalli. Mi sembrava di essere di fronte a una specie di monumento della conoscenza. Ne ero estasiato e rapito.

Diritto privato, il mio primo 18. Benedetto 18. Un esame davvero poco utile e poco tagliato per quella che era la facoltà (interfacoltà) che avevo scelto. I bocciati a quell’esame non si contavano.

Economia politica, dove mi corre l’obbligo di raccontare un episodio. La prof. Chiappero, di cui ho un ottimo ricordo (mi aprì le porte alla conoscenza delle basi dell’economia, di cui non avevo capito proprio niente). Un giorno chiese in aula chi di noi non avesse il telefonino. Era il 2000, non era scontatissimo come oggi, ma solo 1 alzò la mano, e divenne un po’ il mio idolo. Si chiama Matteo Macor e, ironia della sorte, adesso va in giro con un telefono e il suo bel faccione a fare i servizi per Gazebo prima e Propaganda Live adesso. L’apice del suo mitismo lo raggiunse però inserendo tra i ringraziamenti della tesi le verze al sugo di mia mamma. Ma questa è un’altra storia. Matte era uno degli esponenti di spicco della colonna genovese. Fondamentalmente degli squilibrati che da Genova venivano tutte le mattine a Pavia a fare CIM. Non mi sembra nemmeno giusto infierire su questa loro depravazione e quindi non lo farò. Checco, Cirpo, Annina e tanti altri ancora. Loro furono i primi extracomunitari (i comunitari eravamo noi di Pavia, con qualcuno ci si conosceva, anche se della mia classe delle superiori ero l’unico ad essere finito al CIM) con cui legai.

I compagni, i prof e lo stage: le cose belle dell’università

Andrò dritto al punto. Le cose più belle dell’università sono state senza ombra di dubbio 3. La prima, i compagni, la seconda il rapporto con alcuni prof, la terza lo stage.

I compagni sono stati sicuramente uno dei motivi migliori per frequentare l’università. C’era molto più tempo libero che a scuola superiore, c’erano molte più possibilità di fare cose, c’era il sentirsi grandi e il fare cose da grandi. Tutto molto bello. E’ capitato anche che qualcuno si fermasse a dormire a casa mia, a pranzo tante volte. Una volta sono andato io a dormire a casa di Checco a Genova. Per noi che siamo gente di pianura, mi ricordo fu uno shock. Checco abitava con i genitori in una casa che forse dal lungomare distava 100 metri verso l’interno, solo che per fare quei 100 metri bisognava essere come quel Manolo – nervi tesi della pubblicità della Sector. Io e il mio amico Paolo, anch’egli in trasferta con me, credo che non lo dimenticheremo mai. Ma, arrivati in casa, verso le 2 di notte, Checco ci tira fuori una confezione di pesto fatto dalla madre. Credo sia nell’elenco delle sostanze stupefacenti. Droghe pesanti. Ma potrei mangiarne fino a 16 kg senza nemmeno provare un po’ di fastidio. Una delle cose più buone mai mangiate.

La cupola

Un pomeriggio eravamo in cortile di scienze politiche a “studiare”. Guardavo la cupola che torreggia tra i cortili di scienze politiche, giurisprudenza, magnolie e quello del parcheggino. Mi chiedevo come fosse dentro e cosa si vedesse. Decidemmo di cercarne l’accesso. Girammo intorno, e a un certo punto trovammo l’accesso del museo di archeologia al primo piano, sopra il cortile delle magnolie. Entrammo. Facendo un po’ gli gnorri avanzammo verso una porta sul fondo di questo corridoio. Cercarono di dirci che non si poteva andare ma senza troppa convinzione. Noi invece eravamo determinati e passammo. Dietro quella porta, un mondo nuovo. O meglio, un mondo antico. Quattro dita di polvere ovunque. Un ballatoio in legno sopra l’attuale museo di archeologia. Tre piani di scale a salire, fino alla cima della cupola. E poi la meraviglia: tutta Pavia, dall’alto. 360°. Fantastico. Ripetemmo l’operazione una seconda volta, portando altri amici a vedere quello splendore. La terza volta trovammo la porta sbarrata da un pannello e fummo cacciati. Non credo che quella cupola sia a tutt’oggi visitabile, ed è un grandissimo peccato. Ci sarebbe da recuperarla, anche perchè a Pavia, a ben vedere, non c’è un posto accessibile da dove poter vedere la città dall’alto.

Rappresentante degli studenti

Un giorno una ragazza dell’anno prima del mio, Lorena, o forse un ragazzo, Giulio, mi chiesero se mi volessi candidare rappresentante degli studenti. L’idea mi piacque e facemmo tutto il necessario per la candidatura. Venni eletto con un tripudio di voti. 10. Credo peraltro di essere stato uno dei più votati. Però con grande orgoglio iniziai la mia avventura come rappresentante insieme ad altri 3 compagni di avventura. Farò una gaffe, ma mi ricordo che c’erano Laura, Lorena, io e una quarta persona, forse lo stesso Giulio o non lo so.

Il preside Azzoni

Ebbi la fortuna di avere come preside il prof. Azzoni. Sono certo di poter affermare che il prof. Azzoni sia in assoluto la persona più cortese che io abbia mai conosciuto. Prof, dicendocela tutta, la sua battaglia per la deontologia della comunicazione, ai miei occhi di ragazzo affamato di guerriglia comunicativa, appariva alquanto demodè. Ma sono sicuro che ci fosse davvero tanto di giusto in quello che Lei affermava, tanto più alla luce della cialtroneria imperante dei nostri giorni. Il suo modo di scrivere e di parlare mi rimane ancora oggi impresso e quando posso cerco di farlo mio. Prima cosa: cercare un punto comune e fare un complimento all’interlocutore. Poi lavorare sui problemi e proporre qualche soluzione. Sono sicuro che non sono in tanti a comunicare come Lei, soprattutto quando i volumi delle comunicazioni sono grossi. Ma sbagliano. Perchè il suo è un modo di comunicare che abbassa le difese dell’interlocutore e ci permette con più facilità di entrare in una forma di comunicazione empatica e quindi, avere dei migliori risultati. E Lei, che avrebbe in realtà potuto essere molto meno cortese con me, misero studente e pure rompiscatole, ha sempre avuto attenzione, disponibilità e cortesia. La stessa disponibilità, attenzione e cortesia che mi ha sempre dimostrato nelle volte in cui ci siamo incontrati dopo l’università, quando mi ha chiesto del lavoro e della famiglia, sempre con quel suo fare, cortese.

Gli altri prof

Con tanti altri prof. ho avuto poco o tanto a che fare, e non sempre è stato piacevole. Dal prof che a suo dire non poteva pubblicare gli orari delle lezioni perché era un obiettivo sensibile per il terrorismo di Al-Qaeda (sic), a professori davvero inutilmente fissati sulle specificità della propria materia, senza mai pensare all’obiettivo del corso di laurea. Con tanti altri invece il rapporto è stato splendido. La prof. Inglisa, il prof. Legnante, la prof. Manconi e tanti altri ancora. Persone normali, insegnanti. Persone che riescono a trasmettere il proprio sapere senza far pesare il proprio ruolo. Sembra scontato, ma non lo è.

Lo stage

Un’altra delle cose più belle che mi ha lasciato l’università è stato senz’altro lo stage. Volevo fare un’esperienza significativa e avevo il terrore di andare in un ufficio a fare fotocopie. Per alcuni miei compagni fu così. In quel periodo ero molto attratto dalla guerriglia comunicativa. Avevo letto questo libro.

Trovai il sito di una agenzia di pubblicità dal nome affascinante: guerriglia marketing. Non potevo farmela scappare. Li contattai e per fortuna mi presero. Il racconto dello stage sarà il tema del prossimo post, quindi non anticipo nulla!

La tesi

L’ultimo anno volò tra lo stage, il lavoro che iniziava e la scrittura della tesi. Per la tesi scelsi di seguire l’affissione dei manifesti della campagna elettorale 2006. Andai a fotografare tutti i pannelli con i manifesti e cercai di trarre qualche conclusione dall’analisi dei linguaggi e delle immagini utilizzate. Non so se fu un gran lavoro, ma sicuramente mi lasciò una importante eredità. Scoprii che sul sito della Margherita era possibile farsi inviare dei manifesti grandi 100×70, nel numero che si voleva, in teoria per attaccarli. Io ne ordinai qualche decina, gratis, e ne usai il retro bianco per tanti altri scopi. Fantastici. Mi dispiacque molto quando la Margherita fu sciolta. Tutto sommato comunque la tesi andò bene e mi laureai con un onesto 104/110.