i miei maestri | Sara Massaccesi

Una delle attività previste nel piano di studi di CIM (comunicazione interculturale e multimediale, il mio corso di laurea) era lo stage. In quegli anni mi ero sempre più appassionato alle forme di comunicazione non convenzionali. Mi piaceva l’idea della guerriglia comunicativa e volevo approfondire questo concetto durante il mio stage. Tra le proposte di stage offerte dall’Università, nessuna era in tema con i miei desideri e quindi iniziai a cercare su internet. In realtà la ricerca fu molto veloce. Digitai guerriglia comunicativa su google e uno dei primi risultati fu guerriglia marketing. Guerriglia marketing era una delle primissime agenzie di marketing non convenzionale nate in Italia, a Roma.

Cos’è guerriglia marketing

1. Guerriglia Marketing è un insieme di tecniche di comunicazione non convenzionale che consente di ottenere il massimo della visibilità con il minimo degli investimenti
2. Guerriglia Marketing concorre allo sviluppo delle strategie di mercato attraverso la messa in scena di pseudo-eventi concepiti in integrazione all’immagine dell’azienda
3. Guerriglia Marketing sfrutta il bisogno di novità dei mezzi comunicazione e la permeabilità dei suoi meccanismi per promuovere idee, marchi o prodotti 
4. Guerriglia Marketing programma e inocula nel sistema media virus memetici in grado di autoreplicarsi nelle menti dei consumatori 
5. Guerriglia Marketing è un processo di dissipazione della fiducia che il consumatore ancora ripone nell’economia nel suo complesso a vantaggio del successo di una singola impresa: la tua

tratto da www.guerrigliamarketing.it

Se tutto questo vi sembra scontato e la parola memetico sapete anche cosa vuol dire, pensate a voi stessi nel 2005. Non lo sapevate cosa volesse dire memetico nel 2005. Nel 2005 su internet trovavate i newsgroup e i forum. Myspace stava per sfondare e Facebook era nato da 1 anno (negli USA). Nel 2005 non era scontato fare una ricerca su Google. Magari la facevi su Virgilio o Arianna, magari la facevi su Lycos. Preistoria.

Ad ogni modo, mi studiai il sito come se fosse una sorta di piccola bibbia. Lessi e rilessi tutto. Era lui. Mi piaceva. Scrissi subito una mail per chiedere se loro prendessero stagisti. Gli dissi un po’ chi ero e cosa mi piacesse fare. Mi dissero che di norma non prendevano stagisti, ma che per me avrebbero fatto un’eccezione.

Organizzai la burocrazia con l’università e, nel mese di maggio, partii per stare un mese a Roma, stagista di Guerriglia marketing.

La casa

Avevo 22 anni. Non ero mai stato fuori casa. Non sono mai stato “uno sgamatone”. Non avevo mai fatto una lavatrice. Cucinare si. Non scherziamo! Comunque, una dei due soci dell’agenzia mi affittò una camera in casa sua, in via Bixio, zona Piazza Vittorio. Appena arrivato, scaricai le valige e Sara mi disse che dovevamo andare all’Ikea a prendere delle cose. Non ero mai stato all’Ikea. Non ero mai stato fuori casa. Non ero mai stato a Roma. Non ero mai stato a Roma, in macchina. Andammo a prendere la macchina di Sara (bianca, o almeno in teoria era bianca) e partimmo destinazione Ikea. Praticamente per me, abituato alle distanze pavesi o al massimo milanesi, mi parve di entrare nella porta spazio-tempo, o forse di essere finiti nella catena di produzione delle auto. Auto a perdita d’occhio. Ovunque. Pioveva, e pure forte. Prendemmo quello che dovevamo prendere (scrivanie e scaffali) e tornammo a casa. Per caso, proprio quel giorno la mia amica Pier era a Roma e sarebbe dovuta partire col treno per tornare a Pavia nella notte. Ci sentimmo, e a un certo punto ci trovammo a casa.

L’ufficio

Sara e Andrea (l’altro socio), avevano da poco affittato una stanza in un ufficio a Cipro (mi pare la fermata di metro dopo il Vaticano). Per Roma, la mia mobilità era una favola: 300 metri a piedi per fare casa-fermata della metro. Una ventina di minuti per arrivare all’altra fermata e altri 300 metri a piedi per l’ufficio. Niente. Sara mi presentò Andrea e insieme mi spiegarono un po’ il lavoro. Al momento stavano promuovendo un film (Uncut – di Gionata Zarantonello) girato interamente in soggettiva sul pene di Franco Trentalance, attore hard che però in quella pellicola non girava scene di sesso. La pellicola era più che altro una specie di commedia. Niente di eccezionale, ma l’idea era carina.

I miei primi compiti

Dopo aver montato i mobili dell’ikea (d’altra parte, tra le varie esperienze che ho fatto, ho aiutato e lavorato per anni con mio padre che si occupa di arredamenti per negozi, quindi qualche montaggio, eufemisticamente parlando, l’ho fatto!), presi possesso della mia postazione in scrivania. Lavoravo fianco a fianco con Sara, che era la mia tutor-chioccia. Loro dicevano tante cose che per me erano arabo, ma cercavo di sfoderare la mia faccia da super preparato e annuivo a qualsiasi cosa dicessero. A un certo punto capii cosa avremmo dovuto fare. Per promuovere il “primo film del cazzo”, non avremmo dovuto fare altro che criticarlo. Aspramente, il più aspramente possibile. Venni incaricato di inventare una associazione cattolica (finirò all’inferno, lo so), per dare voce alle proteste (inesistenti) contro il film. Mi pare che Andrea ebbe l’intuizione di chiamarla Associazione Casalinghi Cattolici Italiani (ACCI). Colpo di scena: il sito esiste ancora!!!

Iniziai a scrivere dei comunicati stampa, copiando cose trovate in rete. Scrissi a tutte le parrocchie romane, stigmatizzando la presenza di questo film in distribuzione nella Città Santa. L’idea era che attaccando così tanto il film, il pubblico iniziasse a simpatizzare per il film stesso.

Scrissi a tutti i giornali per protestare contro il film. Fu un piccolo successo. Tre-quattro giornali pubblicarono le mie lettere. Ricordo “la Sicilia” e “la Padania”, poi forse il corriere milano. La Padania stigmatizzò la protesta. Dissero che se uno non voleva vedere quelle “oscenità”, bastava non guardarle.

Venne a sapere del film anche Gabriele Paolini, il rompipalle che si metteva sempre dietro ai giornalisti in diretta. Quello che Frajese prese a calci. Paolini, sempre molto critico con il Vaticano, andò a spogliarsi davanti a San Pietro per promuovere il film. Purtroppo la foto non riesco a trovarla, ma sul sito di Paolini, il commento c’è.

La polemica mediatica montò. Paolini dichiarò di aver iniziato uno sciopero della fame qui , qui , qui , insomma…ci fu un po’ di casino.

Nei giorni seguenti si concordò in qualche modo qualcosa di incredibile. Noi Casalinghi Cattolici organizzammo un presidio davanti al cinema contro la proiezione del film. Eravamo una decina con cartelli e slogan. E soprattutto non dovevamo ridere. Eravamo determinati a fermare la proiezione, ma la gente che mano a mano si radunava incuriosita davanti a noi prendeva sempre più le difese del film e iniziava a scaldarsi qualche animo. Ad un certo punto sapevamo sarebbe arrivato Paolini a fare una comparsata, insieme alle telecamere di Lucignolo, trasmissione di alta caratura etica e morale, faro dell’informazione italiana, a riprendere quello che stava succedendo. Paolini arrivò, noi lo contestammo, lo spingemmo, e alla fine io potei coronare il sogno di milioni di italiani e, emulando Frajese, gli diedi un calcio nel culo.

Fu l’apice della nostra protesta. Paolini se ne andò com’era venuto e noi disperdemmo il presidio tra gli insulti della gente. Dopo qualche tempo mi chiamò un amico che mi aveva visto su Lucignolo, preoccupato che non fossi impazzito. Forse lo ero.

Lo street marketing

Parallelamente alle attività su internet, facemmo anche tante attività di street marketing.

Una mattina alle 6 riempimmo Santa Maria in Trastevere di dei cartonati alti 60 cm per un film. A centinaia.

Un’altra volta andammo ad attaccare delle asce in giro per Roma, sempre per pubblicizzare un film. Ma la cosa più bella fu andare a fare dei graffiti con la tecnica del reverse graffiti. Sara ordinò una idropulitrice professionale ed io dall’alto delle mie competenze in fatto di motori a scoppio dovetti metterla in funzione. Dopo diverse imprecazioni, la macchina funzionò. Saremmo dovuti andare in giro per Roma a ripulire le superfici dei marciapiedi e dei muri delle gallerie con un potente getto d’acqua e degli stencil appositamente creati con il numero 23, tema del film che dovevamo reclamizzare. Qui trovate le foto. Fu una serata e nottata davvero speciale. In giro per Roma, con una pesante macchina idropulitrice, dei bidoni dell’acqua, un giubbotto giallo tipo quelli che si mettono quando si fa l’incidente in macchina con scritto dietro “PULIZIA SUPERFICI” (ottima trovata di Sara per giustificare ad un primo sguardo dei passanti e “delle guardie” il nostro fare leggermente sospetto), e via, a riempire di stencil le zone di maggior passaggio.

Sara

Con Sara ho letteralmente convissuto per un mese. Lavoravamo insieme, vivevamo insieme. Senza ombra di dubbio Sara è la persona con la velocità di ragionamento maggiore che io conosca. Tante volte mi sono sentito piccolo e stupido in confronto a lei. Ma non perchè lei abbia fatto qualcosa per farmelo pesare. Semplicemente era giusto così. La lucidità nell’analisi, la capacità di individuare problemi e soluzioni, la costanza nell’applicarsi allo sbattimento (pure troppo) rendono Sara per me uno dei miei miti assoluti. Da Sara ho imparato tantissime cose sulla comunicazione che mi sono state utili poi in seguito quando ho deciso di abbandonare il mondo della pubblicità per entrare in quello dell’educazione (altre storie..). Soprattutto ho imparato che la comunicazione è una cosa e la realtà è un’altra, e che tante troppe volte le confondiamo. Mi sono creato degli anticorpi contro la cattiva informazione, perchè io stesso sono stato per un po’ di tempo, uno degli anelli della catena. Le fake news, che oggi tanto spopolano, un tempo noi le creeavamo. Non era la stessa cosa. C’era molta più arte e poesia. Oggi è un vomitatoio, un tritatutto dove tutto va insieme col solo scopo di raccattare qualche click in più. Il contenuto non interessa più a nessuno. E’ la stessa differenza che passa tra fare un bel murales o una tag sul muro.

Sara mi ha fatto inoltre conoscere Banksy, Lando Fiorini, Erik Satie, San Precario e Serpica Naro. Tanta roba.

Dopo lo stage

Finito lo stage ho iniziato a collaborare sempre più con Sara, che nel frattempo si era divisa da Andrea fondando Guerrilla srl. Per qualche anno sono stato il suo gregario di fiducia, e già mi sembrava bellissimo così. La gran parte del lavoro che facevo (da casa) riguardava il buzz marketing, ossia andavo sui forum e parlavo dei proditti che dovevamo reclamizzare, fingendo di essere un utente qualsiasi. Spesso ne parlavo male. Molto male. Andai avanti così per un paio d’anni. Per uno degli ultimi lavori dovetti fingere di essere una ballerina brasiliana su myspace per promuovere una serie tv. Lo feci per diversi mesi. A un certo punto questa cosa mi divenne insopportabile. Troppe relazioni finte. La mia vita era composta in buona parte da relazioni finte che dovevo intrattenere per pubblicizzare dei prodotti. Non era quello che volevo. Dissi a Sara che non avrei più accettato nuovi incarichi.

Cosa ho imparato

La prima cosa che ho imparato da questa esperienza, è che il 99% delle cose che sentiamo e vediamo, sono tendenzialmente false, o nella migliore delle ipotesi manipolate. Tutto. Costruito sul nulla. Il mondo della comunicazione e il mondo reale sono due universi che si toccano solo in minima parte. E, se possibile, il fenomeno adesso è in peggioramento.

La seconda cosa che ho imparato è cosa significa lavorare velocemente, pensare velocemente, agire velocemente. Sara mi ha fatto sentire tante volte stupido, non certo per sua volontà. Ma mi ha insegnato a volare alto sui problemi e ad avere uno sguardo di insieme. A trovare le soluzioni ai problemi e non a dormirci sopra. Purtroppo non mi ha insegnato ad avere le idee geniali come le hanno lei e le persone meravigliose che ho incontrato grazie a lei. Daniele Movarelli, in quel periodo a Roma, Paolo di Molleindustria, i mitici ideatori di San Precario e Serpica Naro…. Ma quello purtroppo non si può insegnare. O ce l’hai o non ce l’hai. Il solo fatto però di essere stato vicino a queste persone mi ha profondamente arricchito e le ringrazio.

La terza cosa che mi ha insegnato è una certa attitudine ad utilizzare i media. Ridendo dico sempre che sono uno spammer. Negli anni questa capacità mi ha consentito di reinventarmi lavorativamente più volte. Un anno, ho mandato 20.000 (ventimila) mail singole con il mio curriculum. E per i grandi numeri…qualcuno rispose, consentendomi di cambiare lavoro. Ma questa, è un’altra storia.