Il mio primo ed unico esame in conservatorio

Nella mia vita ho fatto tanti esami. In confronto all’esame del 4° anno di teoria e solfeggio, gli altri mi sono sempre sembrati banali. Patente, maturità, esami in università, tesi… niente a confronto dell’esame del 4° anno di teoria e solfeggio. Innanzitutto quando frequentavo io il Vittadini, non era possibile sostenere l’esame a Pavia perchè non era ancora sede di conservatorio. Si andava quindi a Novara, Alessandria, Parma a fare questo benedetto esame finale da privatisti. Si andava al macello. Tanti venivano bocciati e si sapeva. C’e da dire che era percepibile anche un forte stigma verso i privatisti quali noi eravamo costretti ad essere, e tanta spocchia da parte dei commissari.

Non c’era internet. Giravano le voci: quest’anno a Parma sono più morbidi….e tutti a Parma. L’anno scorso tutti a Novara. Cose che oggi sarebbero impensabili. Comunque, io e i miei compagni, una ventina, andammo al conservatorio di Parma.

L’esame era composto da 6 prove, da svolgersi in giornata. Appuntamento alle 8 a Parma. Io ci andai in macchina con i miei genitori. Sveglia alle 5, partenza alle 6, arrivo alle 7.30. Ero già stanco prima di cominciare. Era giugno, faceva caldo.

Avevo 15 anni.

Si partiva col dettato tutti insieme. In un’aula che ricordo buia, verso le 8.30, forse le 9, facemmo questo dettato. Dire come fosse andato era impossibile. Giravano voci incontrollate e le voci sul dopo esami le ho sempre evitate.

Iniziavano poi a chiamare i candidati uno ad uno. Non so che ordine seguissero. Per tutta la mattina aspettai e basta. I ragazzi entravano ed uscivano da quell’aula. Qualcuno usciva in lacrime. Sorridenti pochi. Verso mezzogiorno comunicarono di aver sbagliato il dettato e che lo avremmo rifatto. La mia tensione era già alle stelle, ma con quella notizia iniziai ad entrare in un mondo parallelo fatto di tensione fisica. Ero contratto, nel senso fisico del termine. Verso le 15.30 rifacemmo il dettato ma verso la metà della prova i commissari discussero tra di loro e, per la terza volta, rifacemmo il dettato. Roba da denuncia, o forse da mani in faccia.

Ricordo di non aver mangiato. Io, quindicenne.

Mi chiamarono verso le 17.30. Ero li (sul muretto di un cortile del conservatorio di Parma) dalle 7.30. Non era stato affisso nessun ordine di chiamata, si aspettava e basta.

Ho trovato una foto del cortile. Mi viene l’ansia solo a guardarla.

Conservatorio di Parma

L’esame, dicevo, è composto da 6 prove. Il dettato tutti insieme e poi solfeggio parlato, setticlavio, cantato, trasporto e le domande di teoria.

Io ero stato preparato bene. Avevo avuto la fortuna di avere il prof Nastrucci ed ero diventato un ninja del solfeggio parlato. Avevo i miei punti deboli nel cantato e nel setticlavio (dove, lo confesso, ho sempre fatto i conti). Nelle domande di teoria ero fortissimo. Feci le mie prove con dignità. Infine mi capitò una domanda sui colori e risposi, aggiungendo – l’avevo letto da qualche parte – che il pianoforte è lo strumento che ne poteva fare di più. Non me l’ero certo sognato, gliel’avevo riportato. Un commissario si infuriò per questa mia affermazione, ma fui difeso da un’altra commissaria (che immagino fosse pianista!). Bagarre in aula.

Insomma, verso le 18.30 andammo via dal conservatorio. Io e il mio mal di testa violento che per la tensione mi aveva attanagliato tutto il giorno. Mia madre insistette per fare un giretto per Parma. Non parlavo. Io mi ricordo solo che mi sedetti sui gradini del Duomo e venni avvicinato da due signore Testimoni di Geova. Mi spiace ancora adesso per quelle signore. Mi chiesero se fossi interessato a parlare di Dio. Gli risposi che io veneravo il diavolo. Forse quel giorno era vero.

Tornato a casa presi il Ciao e andai a fare un giro col mio amico Paolo, che mi disse che secondo lui avevo passato l’esame. Ma cosa voleva saperne lui della difficoltà di quello che avevo fatto??? Io ero convinto che non fossi passato.

Dopo qualche settimana bisognava telefonare al conservatorio per sapere la votazione conseguita. Si poteva essere rimandati in alcune materie, e già sarebbe stato un successo. Chiamai, pronto con foglio e penna a scrivere le materie che avrei dovuto recuperare. La segretaria iniziò a dire i voti (che non ricordo). Parlato …., setticlavio….., dettato….,…. e mano a mano che andava avanti e non sentivo bocciature, entravo come in uno stato di trance mistica….una specie di nirvana dove mi mancavano anche le parole. Sul finale la segretaria mi disse: votazione finale 7,50 su 10. Promosso. Promosso! Chiamando a raccolta le mie ultime energie, ringraziai e chiusi la telefonata. Rimasi qualche minuto sulla poltrona dov’ero a godere della notizia. Un godimento interiore grandissimo. Non esultai. Era tutto dentro. Comunicai la notizia a mia madre e alle mie sorelle e niente. Finì così.

Scoprii in seguito che su 20 ragazzi che avevamo provato l’esame da Pavia, passammo solamente in 2 a giugno. Gli altri vennero rimandati a settembre. Una carneficina. Col senno di poi dico che forse non era giusto mandare al macello tanti bambini e ragazzini come me. O meglio, forse era, e credo sia ancora, sbagliato il sistema di esame. Non credo che esistano altri esami dove si boccia il 90% dei candidati.

Ma ne ho ricavato anche una lezione importante: la musica è fatica, rigore, applicazione. Spesso è sentirsi inadeguati. Ma al tempo stesso la musica ci da la possibilità di migliorarci e di lavorare su di noi restituendoci il risultato del nostro impegno. E’ come fare uno sport: ti devi allenare, e allenare sodo, per avere dei risultati. E se molli, perdi subito tutto.