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Musica Educativa

La musica, in particolar modo nella fascia di età che va dagli 0 agli 11 anni, è uno strumento educativo potentissimo. Per questo motivo quando opero negli asili nido o nelle scuole d’infanzia, mi piace parlare di attività di “musica educativa”, piuttosto che di didattica musicale, pedagogia musicale o musicoterapia. Nel corso degli anni ho sempre sentito il bisogno di definire con precisione crescente il tipo di attività da me svolta, sottolineando con sempre maggiore intensità l’ottica sul bambino e sul suo percorso educativo. Qui di seguito voglio partire dalle origini. La didattica musicale, la pedagogia musicale e la musicoterapia per poi giungere alla musica educativa.

Didattica musicale

Nei secoli scorsi l’apprendimento della musica “alta” è passato solo attraverso lo studio e l’esercizio. Bambini, ragazzi ed adulti, indiscriminatamente, dovevano esercitarsi per migliorare la propria capacità tecnica nell’esecuzione dei brani, via via più difficili. I più virtuosi compositori ed esecutori emergevano. Il focus era tutto sulla performance. Il musicista era visto come il canale attraverso cui si esprimeva la bellezza della Musica.

Pedagogia Musicale

Iniziare a parlare di pedagogia musicale è stato un grande passo in avanti frutto di quel gran fermento di inizio ‘900 che portò a vedere l’educazione musicale non più solo come fenomeno di acculturazione, ma come un processo formativo completo, che comprendesse quindi anche altre discipline dell’educazione, come la psicologia, la sociologia e la filosofia. Ma il focus, rimane sempre sulla musica. Si usano cioè diversi approcci che sfoceranno in metodi, per meglio insegnare la musica.

Musicoterapia

La musicoterapia sposta l’attenzione dalla musica alla persona. Non è più la musica in sé ad essere al centro dell’attività, quanto la sua funzione terapeutica e riabilitativa. Una musica non assume valore in quanto “bella” esteticamente, ma in quanto funzionale ad un altro obiettivo posto per in essere per quella determinata persona che sta svolgendo l’attività. Può trattarsi di obiettivi relazionali (per esempio suonare insieme con una persona affetta da Autismo), o legati al movimento (come far suonare un tamburo ad una persona con impaccio o disabilità motorie), o ancora che abbiano a che fare con la sfera più intima delle emozioni delle persone (come far scrivere una canzone a una persona con sindrome depressiva). In tutti questi casi, non si valuterà l’estetica musicale, ma si valuterà l’impatto dell’attività sulla persona.

Abbiamo spostato il focus dalla musica alla persona, ma non si può parlare di musicoterapia in assenza di patologia conclamata.

Lavorando con i bambini piccoli (da 0 a 6 anni soprattutto) mi sono reso conto del grande valore educativo della musica. La musica è fatta di regole, semplici ed intuitive, che aiutano il bambino a prendere il controllo di se stesso. Lo rendono musicale, armonioso, con i vari strati del sé e con gli altri.

Musica educativa

Via e stop: imparare ad esprimersi e a fermarsi

La prima grande regola che il bambino impara è quella di sapere quando partire e quando fermarsi. Via e Stop. Questo apprendimento è alla base di tutti gli altri. I bambini davanti allo strumento hanno comportamenti diversi. C’è chi ne ha timore e chi ha fin troppa confidenza. Il via e lo stop canalizzano le energie dei bambini che altrimenti diventerebbero dilaganti o eccessivamente remissive. Tutti gli strumenti che vengono suonati sottostanno a questo principio. Si comincia al via e si finisce allo stop. Si stimola l’incerto e si placa l’eccessivo, dando forma all’informe.

musica educativa tamburo bambini

Si noti bene che questo processo è sempre ben accetto dai bambini perchè inserisce la relazione in una attività altrimenti povera di significato. Il bambino anche molto piccolo (0-2 anni) è perfettamente capace di apprendere questa relazione e addirittura di trarre piacere dall’attesa, che è invece considerata come uno degli spauracchi delle nuove generazioni.

La musica educativa e l’attesa

L’attesa diventa parte del gioco, carica di significati, di sguardi, di intese, che culminano nella liberazione collettiva del “Via!”. Se al giorno d’oggi l’enfasi viene posta soprattutto sui bambini più agitati, che necessitano di uno “Stop!”, non meno enfasi va posta sulla necessità di stimolare i bambini più riservati. E’ un processo più lento, che necessita di ripetizione costante delle attività per costruire una routine intorno al bambino che lo rassicuri e lo metta in condizione di superare le proprie paure e imparare a lasciarsi andare e ad esprimersi anche attraverso uno strumento musicale.

Forte e piano, lento e veloce: la capacità di modularsi

Il secondo step sulla strada del controllo di se stessi è la capacità di modularsi. Sapersi trasformare a seconda del contesto, utilizzando due direttrici fondamentali della musica: l’intensità e la velocità. Il bambino ha bisogno di sperimentare tutte le combinazioni di queste direttrici e di metterle in relazione con i suoi stati emotivi. Piano e lento, forte e veloce sono le combinazioni più intuitive:

Piano e lento, come una tartaruga: la quiete, il riposo, una coccola, la capacità di rilassarsi e di rallentare.

Forte e veloce, come un cavallo in corsa: l’esplosione, la gioia, il movimento, l’energia liberata.

Ma sono le altre combinazioni, le sfumature, ad educare maggiormente i bambini:

Piano e veloce, come una formica: essere attivi e solerti ma tuttavia delicati.

Forte e lento, come un elefante: la decisione, la saggezza, la ponderatezza e il controllo della propria fisicità.

Tutti questi step li potete trovare in questo video che ho realizzato

Giochiamo col tamburo | Maestro Egi | LaboratoriMusicali.org

Musica educativa e rispetto del turno

Il terzo step mette nuovamente in relazione i bambini con la capacità di partire e di fermarsi al momento opportuno. Non più tutti insieme, come all’inizio, ma ciascuno secondo la propria consegna. Le attività in questo senso sono molteplici e con diverse sfumature. Un percorso di musica educativa non può prescindere da queste attività.

Ci sono per esempio attività, soprattutto canzoni, dove bisogna aspettare di essere chiamati per partecipare al gioco collettivo (treno elettrico, elefante sul filo della ragnatela,…).

Arriva il treno elettrico | Maestro Egi | LaboratoriMusicali.org

In altre attività invece si è parte di un insieme. Un ingranaggio di un meccanismo complesso dove ciascuno ha un ruolo. E’ il caso ad esempio del lavoro con le campanelle, dove ogni bambino è una nota che deve suonare quando è il momento e poi aspettare. Solo se ognuno rispetterà il proprio turno e quello degli altri l’esecuzione sarà precisa, altrimenti la confusione che ne scaturirà rispecchierà subito il mancato funzionamento del gruppo.

musica educativa campanelle intonate

Altre attività invece prevedono che il bambino suoni uno strumento-totem da solo o in piccolo gruppo. In questo caso il bambino deve imparare a rispettare soprattutto il turno dell’altro, prestando attenzione e facendo silenzio durante l’esecuzione del compagno. Allo stesso modo deve imparare ad usufruire del proprio turno, superando la paura di essere al centro dell’attenzione.

Musica educativa Pianoforte per bambini

Educazione emotiva

La musica esprime emozioni. Ha la capacità di toccare le corde profonde dell’animo anche dei bambini. Dopo aver imparato a modulare la propria fisicità combinando forte e piano, veloce e lento, si può inserire una nuova dimensione: il riso (tonalità maggiore) o il pianto (tonalità minore). Tranquillità, felicità, tristezza, rabbia, sono le emozioni che più facilmente si riescono a definire.

Tranquillità: Piano e lento in tonalità maggiore. Un arpeggio, lento e scandito, sul 1°, 4° e 5° grado della scala maggiore.

Felicità: Forte e veloce in tonalità maggiore. Una pizzica scatenata, sul 1°, 4° e 5° grado della scala maggiore.

Tristezza: Piano e lento in tonalità minore. Un arpeggio, lento e scandito, sul 1°, 4° e 5° grado della scala minore.

Rabbia: Forte e veloce in tonalità minore. Una pizzica scatenata, sul 1°, 4° e 5° grado della scala minore.

Se sei felice e tu lo sai: una canzone per imparare le emozioni

Una canzone che aiuta i bambini a riconoscere e a codificare le emozioni è “Se sei felice e tu lo sai…”, che può essere modificata così:

Se sei calmo e tu lo sai fai un pisolino, se sei calmo e tu lo sai fai un pisolino, se sei calmo e tu lo sai e mostrarmelo vorrai se sei calmo e tu lo sai fai un pisolino.

Se sei felice e tu lo sai fai un sorriso, se sei felice e tu lo sai fai un sorriso, se sei felice e tu lo sai e mostrarmelo vorrai, se sei felice e tu lo sai fai un sorriso.

Se sei triste e tu lo sai fai un pianto, se sei triste e tu lo sai fai un pianto, se sei triste e tu lo sai e mostrarmelo vorrai se sei triste e tu lo sai fai un pianto.

Se sei arrabbiato e tu lo sai fai grrr, se sei arrabbiato e tu lo sai fai grrr, se sei arrabbiato e tu lo sai e mostrarmelo vorrai, se sei arrabbiato e tu lo sai fai grrr.

Le emozioni sono qua, sono nel cuore (pum pum), le emozioni sono qua sono nel cuore (pum pum), se le emozioni proverai e tu mostrarmele vorrai, se le emozioni proverai fai un pisolino, fai un sorriso, fai un pianto, fai grrr.

Se sei felice e tu lo sai….fai un applauso!!!

Il canale del maestro Egi: video esercizi di musica educativa

Sul mio canale è possibile trovare dei video dedicati ai bambini da 0 a 6 anni. Se vi va, potete iscrivervi!